Nella civiltà contemporanea, omologatrice, caotica, disarmante, è necessario
avere un proprio punto di vista. Una fede. Uno sguardo personale che squarci
la realtà per comprenderla oltrepassando le nebbie con cui essa si protegge.
La ricerca di uno sguardo che rappresenti un punto di vista sulla contemporaneità
è di per sé – oltre che un potente strumento di comunicazione – un atto
civile. Chiamo quest'atto civile, questo Sguardo una fede. Perché esso divenga
la domanda attraverso cui indagare il mondo e cercare la verità, il credo
da professare, il vincolo delle proprie scelte, il contributo al progresso
materiale, il lascito spirituale donato alla società. Lo sguardo necessita
dunque di una scelta. Essa può essere innocua e futile, o potente e rischiosa.
In ogni caso deve essere consapevole.
METODO
Andremo fino in fondo allo Sguardo così inteso, usando tutti gli strumenti
cui un attore può fare affidamento.
Il metodo che adottiamo approfondisce lo sguardo dell'attore nelle sue forme:
- drammatica (esteriore);
- immaginaria (interiore).
Il laboratorio dunque si sviluppa attraverso questa duplice strada.
Da un lato approfondisce gli strumenti drammatici di uno sguardo, con un'attenta
analisi della comunicazione scenica attraverso il gesto, la parola, il corpo,
il movimento nello spazio, il ritmo, il tono e il volume.
Dall'altro, approfondisce l'immaginazione, dunque lo sguardo immaginario,
e il suo conseguente potere evocativo.
Infine mette in relazione i due aspetti.
Per tutto il laboratorio lo sguardo sarà sempre considerato un elemento
sacro del rito. La parola che con costanza accompagnerà il lavoro sarà la
'scelta'.
L'attore sarà sempre stimolato a scegliere. La scelta, per regola, non è
mai sbagliata, e non è mai soggetta a giudizio. Eppure, ogni scelta deve
essere ponderata: ne verranno studiate le conseguenze al fine di comprendere
quale responsabilità ci sia dietro la comunicazione attorale.
Una comunicazione che non può mai prescindere dal legame con lo spettatore.
Il workshop studia anche il rapporto con il pubblico: una relazione drammatica
ed evocativa.
Il workshop si pone così l'obiettivo di approfondire e specificare lo strumento
più potente del teatro, capace di veicolare lo sguardo dello spettatore
esattamente come una ripresa cinematografica e di evocare luoghi e atmosfere
immaginarie lontane. Ma non solo. Il rapporto con lo spettatore è un rapporto
umano; quella del teatro, attraverso lo sguardo, non può che essere un'esperienza
umana, di cui l'attore è consapevole. In questo senso, l'attore è legame
fra due mondi: quello reale (lo spettatore) e quello paradossale (il teatro).
Per questo, lo sguardo è una scelta, un punto di vista responsabile e comunicativo,
che diventa atto civile.
Ed è una fede, perché va creduto fino in fondo.
Il lavoro in questo workshop è personalizzato. E' richiesta un' esperienza
teatrale minima.
Orari di lavoro
Venerdì dalle 10 alle 19.
Sabato dalle 10 alle 19.
Costo workshop (doppio week end): 130€ ; solo un week end:
80€
Girolamo Lucania
Diplomato in Regia alla Scuola d'Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano
e laureato in Ingegneria Meccanica al Politecnico di Torino. Studia con
Elizabeth Boeke, Maria Consagra, Carlo Boso, Marco Sgrosso, T. Olear, Kuniaki
Ida, Mimmo Sorrentino. Collabora con Gabriele Amadori, Kuniaki Ida, Fabrizio
Montecchi, Massimo Navone, Jean Claude Penchenat, Serena Sinigaglia.
Info Vincenzo: 347 9455004
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